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Yo solo traigo Flores
Regina José Galindo
A cura di:
Marco Scotini
Inaugurazione:
14 settembre 2025 dalle 18:00 alle 20:00
15.09 - 09.11.2025 (solo su appuntamento)
Ex Chiesa di San Matteo
Piazza San Matteo 3,
55100 Lucca
Prometeo Gallery è lieta di annunciare l’apertura della nuova stagione espositiva con la mostra personale Yo solo traigo Flores di Regina José Galindo, ospitata nello spazio monumentale dell’Ex Chiesa di San Matteo a Lucca, a partire dal 14 settembre 2025. L’esposizione segna un momento significativo nella storia della galleria, che celebra quest’anno il ventesimo anniversario della sua fondazione.
Nel 2005, la Prometeo Gallery di Ida Pisani apriva i battenti a Milano, nel nascente distretto artistico di Via Ventura, con la mostra Perra, prima personale italiana dell’allora emergente artista guatemalteca Regina José Galindo, recentemente premiata con il Leone d’Oro alla 51ª Biennale di Venezia. Quella mostra, curata da Marco Scotini, si impose immediatamente come dichiarazione d’intenti e tracciò una linea programmatica per il lavoro della galleria nei due decenni successivi.
Oggi, a vent’anni di distanza, l’artista e il curatore si ritrovano nuovamente insieme per presentare un progetto inedito, in un momento storico segnato da gravi crisi politico-sociali su scala globale. Yo solo traigo Flores è una riflessione poetica e potente sulla resistenza, la memoria e la possibilità di rigenerazione, attraverso un gesto minimale e al tempo stesso carico di senso: portare fiori, simbolo di rinascita e resilienza.
In mostra, oltre alla nuova performance pensata per Lucca, una selezione di opere che ripercorrono i vent’anni di collaborazione tra l’artista e la galleria, tra cui le iconiche Perra (2005), Mazorca (2015), e la recente Fruta Amarga (2024). L’intera esposizione conferma Galindo come una delle voci più radicali e necessarie della performance art internazionale, capace di denunciare con forza la violenza sistemica e l’oppressione, facendo del proprio corpo uno strumento politico ed etico.
Corpo non inteso come vittima, ma come presenza attiva, sociale, collettiva: il corpo femminile e plurale di Regina José Galindo è al centro di ogni sua opera, esibito nei suoi limiti e nella sua potenza, come campo di battaglia e di resistenza. In un tempo dominato da violenza, genocidi e nuove forme di colonizzazione globale, Galindo sceglie di non aggiungere altra sofferenza, ma di ripartire da un gesto piccolo, simbolico, profondamente umano e naturale: portare fiori. Così, sulle orme di Ana Mendieta, l’artista affida alla natura il compito di resistere e rinascere, rinnovando il legame tra arte e vita. “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera” - il celebre verso attribuito a Pablo Neruda - diventa così il motto silenzioso di questa nuova azione artistica, che si fa spazio, gesto, promessa.