Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
Antologia de la Violencia en Guatemala, 2012. Installation view
nchamiento, 2012, earthenware sculpture, 34 x 32 x 24 cm
Suicidio, 2012, earthenware sculpture, 34 x 36 x 23 cm
Aborto, 2012, earthenware sculpture, 28 x 28 x 16 cm
Accidente de trancito, 2012, earthenware, 45 x 20 x 23 cm
Accidente de una patrulla de policia, 2012, earthenware sculpture, 54 x 24 x 23 cm
Lacandón, 2006, print on cotton paper, 187 x 153 cm
Painting blindfolded, performance, 2012. Video still
Painting blindfolded, performance, 2012. Video still
Painting blindfolded, performance, 2012. Video still
Untitled, drawing, 2012, mixed media on paper, 76 x 57 cm
Untitled, drawing, 2012, mixed media on paper, 76 x 57 cm
Untitled, drawing, 2012, mixed media on paper, 76 x 57 cm
Untitled, drawing, 2012, mixed media on paper, 76 x 57 cm
Untitled, 2012, drawing, watercolor on paper, 70 x 50 cm
Untitled, 2012, drawing, mixed media on paper, 76 x 57 cm
Untitled, 2012, drawing, mixed media on paper, 76 x 57 cm
Untitled, 2012, drawing, mixed media on paper, 76 x 57 cm
Untitled, 2012, drawing, mixed media on paper, 76 x 57 cm
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ANTOLOGIA DE LA VIOLENCIA EN GUATEMALA

Aníbal López (A-1 53167)

Inaugurazione / Giovedì 10 Maggio 2012 / 18.30 prometeogallery di Ida Pisani / Via G. Ventura 3 / 20134 Milan

Prometeogallery è lieta di presentare la mostra personale di Aníbal López (A-1 53167), confermando la lunga collaborazione che lega l’artista alla galleria. La mostra diventa occasione per Aníbal López di osservare con grande attenzione il contesto guatemalteco, la sua terra d’origine, attraverso il mezzo artistico che in questo caso è rappresentato soprattutto dall’elemento scultoreo.

Il punto di partenza della riflessione antropologica dell’artista coincide con la presa di coscienza che quando l’uomo moderno sostituì le credenze religiose con i principi giuridici e la proprietà agricola con il profitto come simbolo di potere, l’industria si sostituì alla capacità militare e le funzioni dell’arte furono profondamente trasformate. 

Se in principio l’opera d’arte era destinata a preservare gli ideali collettivi e la critica degli stessi, con il passare del tempo l’arte ha gradualmente perso la sua funzione morale e pedagogica conservando solo quella critica. La tecnica in quanto produzione, ha invece mantenuto il suo valore soggettivo, di ornamento ed espressione dell’individualità, traducendosi alla fine in valore monetario. Questo non significa che la rappresentazione artistica, grafica o audio visiva, abbia smesso di farsi interprete degli ideali collettivi, ma che, una volta soddisfatta questa funzione, l’opera d’arte ha perso la sua appartenenza alla categoria di “arte” per essere qualificata esclusivamente come propaganda, pubblicità o strumento per veicolare un messaggio “altro”. 

Tuttavia da una prospettiva Latino Americana questo aspetto non risulta così codificabile poiché la proprietà agricola non è mai stata completamente sostituita dall’industria e il potere economico è sempre stato intrinsecamente legato a quello militare. Così l’arte proveniente dall’America Latina è stata considerata più vicina all’artigianato ornamentale che ad uno strumento di critica sociale, diventando perfino “kitsch”: quanto più cerca di essere contemporanea, tanto più si confonde con lo spot pubblicitario. In questo contesto l’artista si è trovato dunque spinto, volendo conservare una funzione che abbia valore per la società, a porre il problema partendo dalle origini stesse dell’era moderna, o da ancor più lontano, da ambiti che sono propri della psicologia o dell’antropologia : è così necessaria la distanza tra produzione e consumo? 

E la diversificazione del mercato procura realmente qualche tipo di soddisfazione? Aníbal López tenta di risolvere questo problema mostrando una sorta di artigianato tradizionale che svela, con tutta la sua crudezza, quella che è la morte quotidiana del popolo guatemalteco, paese dove la categoria di essere umano è talvolta violata così come gli stessi diritti umani, da parte di un apparato statale quale istituzione coercitiva che si fonda sull’amministrazione della violenza. L’artista vuole così ricordare l’importanza del modo in cui ogni apparato stato-nazionale riconosce o meno i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

Aníbal López (A1-53167), è nato nel 1964 in Guatemala, dove attualmente vive e lavora. Ha presentato una mostra personale presso il Centro Cultural de España a Città del Guatemala (2011) e nel corso degli anni realizzato numerose performance. Tra le mostre collettive di livello internazionale si ricordano la Bienal de Pontevedra (2010), la Biennale di Porto Allegre (2007), la Biennale di Praga (2003) e la Biennale di Venezia (2001), dove è stato insignito del Leone d’Oro come migliore giovane artista. A giugno del 2012 sarà presente tra gli artisti selezionati per dOCUMENTA (13), Kassel.