CIPRIAN SAYS

Ciprian Mureşan

25 Ottobre – 25 Novembre 2007 Opening: 25 Ottobre 2009, ore 19.00 Prometeogallery di Ida Pisani, Via Ventura 3, Milano

A cura di Mihnea Mircan

La mostra ideata da Ciprian Mureşan per Prometeogallery si volge alla sovrapposizione di perdita e recupero, non intesi tanto come movimenti contraddittori, ma come parte della stessa dinamica sociale, e seguendo i modi in cui questi si attivano in circuiti casuali. Il progetto si chiede chi siano i vincitori o i vinti quando la società educa, controlla e forma i partecipanti al gioco. La risposta provvisoria sembra dire che il potere non è conoscenza, ma modi di dispensare il sapere o di generare interpretazioni alternative, simultanee, e che la “volontà di interpretazione” è infinitamente più complicata della volontà di potere.

La presenza sottile della teorizzazione non impedisce la costruzione visiva di uno show che appare come un elaborato inventario di ossessioni derivanti dalla relazione dell’artista con suo figlio, un bambino di 7 anni appena iscritto alla scuola elementare. Il dialogo fra padre e figlio diventa il luogo dove la paura di perdere il controllo dell’educazione del figlio, o la paura di separazione possono e sembrano innescare dinamiche di panico (e di conseguenza un’estetica), come un invito a interpretazioni psicologici e a ogni loro forti semplificazioni. La psicanalisi, come uno strumento interpretativo, è invocata e rifiutata allo stesso tempo, mentre gli strumenti iconologici sono testati per la loro precisione e rilevanza.

Con questo movimento trasversale si inscrive nel progetto sia la vista che l’arte rivela l’interiorità dell’artista, per dischiudere significati inconsapevolmente sepolti e verità spiacevoli, che un trattamento post-concettuale di questa stessa idea. Entrambe sono sospese e una scelta evidente non è fatta: Mureşan non è tradito né dalla traiettoria di una linea o di un misterioso dettaglio iconografico,
e neppure è persuaso che queste cose siano fuori questione. Le interpretazioni sono tenute sottilmente in scacco e il discorso resta sospeso a metà strada fra i modi della confessione e della loro interrogazione critica, i quali girano attorno all’improbabilità di una verità radicale. Abbiamo invece una considerevole costruzione visiva che potrebbe essere ironicamente chiamata “Ciprian Mureşan e una memoria della sua infanzia”, per parafrasare il titolo di un celebre fraintendimento di Sigmund Freud nella sua interpretazione di Leonardo.

La mostra consiste in quattro opere create appositamente per Prometeogallery e un video precedentemente mostrato alla Biennale Periferic in Iaşi (2006), nel quale i bambini provano il “I Rinoceronti” di Eugène Ionesco, dove l’assurdo del testo entra in collisione con l’assurdo della ricostruzione, del gioco e degli impossibili ruoli sociali. Gli altri lavori prendono spunto e approfondiscono questo sguardo sull’infanzia. C’è uno strano album di famiglia, dove perdita e ritrovamento sono sistemati in una ripetizione senza fine. Dall’installazione di disegni rappresentanti dei bambini che giocano traspare la struttura visiva di un famoso dipinto di Hieronymus Bosch.

L’ingegnosa copia del Vangelo di San Giovanni suggerisce la possibilità di truffare nel Giudizio Finale, come una difesa preparata strategicamente per il peggior esame possibile. C’è un video nel quale il figlio dell’artista racconta una storia che impazientemente attraversa la Genesi e la Rivelazione, video-games e la necessità di pregare. I particolari secondari nel video, come l’inabilità del protagonista a ricordare i dettagli e qualche volta a concentrarsi, la sua improvvisazione narrativa, i lapsus e gli slittamenti, la sua recitazione di fronte alla videocamera, replicando i manierismi dell’ospite del talk-show o di quelli del professore di religione, spingono a una riflessione sui principi dell’educazione e sull’infanzia. Altre voci, voci sociali, si infiltrano nel dialogo tra padre e figlio. La mostra rivela che la spontaneità e l’artificialità, nell’arte e nella vita, sono costruzioni
culturali.