DEMONS IN LINE

Group Exhibition

Del disegno e di altri demoni A cura di Alessandro Romanini Inaugurazione: 20.06.2019 ore 19.00 21.06 – 31.07.2019 Prometeogallery di Ida Pisani Via G. Ventura 6, Milano

Artisti in mostra:

Valerio Adami, Maria José Arjona, Balthus, Filippo Berta, Giuseppe Buzzotta, Carlo Carrà, Fabrizio Cotognini, Regina José Galindo, Alberto Garutti, Maria Lai, Sol Lewitt, Osvaldo Licini, Anibal Lopez (A1 - 53176), Ruben Montini, Dim Sampaio, Mario Santizo, Wael Shawky, Karan Shrestha, Santiago Sierra, Giuseppe Stampone, Driant Zeneli

La mostra presenta le opere di 21 artisti contemporanei riuniti all’insegna di una linea comune,  quella del disegno inteso nelle sue molteplici accezioni, espressive, simboliche e rituali.

Le opere esposte testimoniano come il disegno nel corso del Novecento sia stato, nonostante la sua aura di medium “antico” uno strumento di ricerca e sperimentazione diffuso e continui questa sua vocazione nel XXI secolo.

Strumento sostitutivo della realtà come già ricordava la leggenda narrata da Plinio il Vecchio, il disegno e l’immagine hanno unito la cultura ebraica e quella musulmana, gli iconoclasti bizantini, i puritani britannici, i rivoluzionari francesi e quelli maosti, nella condanna della cultura iconica.

Il disegno è cosa mentale come dimostrano gli artisti in mostra e come affermavano Leonardo e Vasari, oppure “Il filosofare è disegno metaforico” nelle parole dello Zuccari, ma soprattutto è “misura” universale come sosteneva Raphael Mengs nel Settecento, in grado di unificare tutte le arti.

E’ su questo potere di unificazione di tutte le varie discipline artistiche del disegno, sulla sua valenza iconico-eversiva e la sua natura tautologica di descrivere il suo stesso fare nel suo divenire, che si struttura la mostra.

 Artisti di diversa estrazione tecnica, geoculturale ed espressiva affidano al disegno uno processo di elaborazione mentale e la conseguente traduzione grafica della stessa.

Dagli echi minimalisti nei quali il segno struttura lo spazio e dialoga con l’architettura di Sol Lewitt e Santiago Sierra alle linee di Alberto Garutti che incrociano memoria personale e arte pubblica, dagli echi letterari e mitologici di Adami, Balthus e Cotognini,  quelli politici metaforizzati in fantascientifici di Driant Zenel – fresco reduce dall’Opening del Padiglione Albanese della Biennale lagunare - , alla poesia scandita dalla grafite di Licini, passando dalla funzione di previsualizzazione performativa (la stessa presentata all’ultima edizione di Documenta) affidata alla matita di Regina Galindo a quella installativa dell’Arjona a quella etnografico-identitaria di Maria Lai, senza dimenticare l’elaborazione grafica a cavallo fra corpo, simbolo e rito di Montini e Lopez e la processualità in forma dinamica del disegno nelle animazioni di Santizo.

La duplice valenza intellettuale e strutturante del disegno sono perfettamente illustrate dalle opere di Giuseppe Buzzotta, del brasiliano Sampaio e del nepalese Shrestha.

A unificare ulteriormente l’eterogeno gruppo di artisti, il valore etico ed eversivo conferito al gesto del disegnare, come estremo  atto di lotta per la soggettività della fruizione e della creazione che si contrappone strenuamente alla pervasiva pioggia d’immagini dei mass media, destituite di senso espressivo, basate su una visione unificata e anestetizzante.

La mostra offre allo spettatore un originale e variegato percorso nei molteplici usi nell’arte contemporanea di un mezzo espressivo ritenuto desueto, che trova una nuova fortuna a livello internazionale presso gli artisti dei nostri giorni.