Ruben Montini, Le Paure Condivise, installation view, 2020, virtual exhibition
Ruben Montini, Le Paure Condivise, installation view, 2020, virtual exhibition
Ruben Montini, Le Paure Condivise, installation view, 2020, virtual exhibition
Ruben Montini, Le Paure Condivise, installation view, 2020, virtual exhibition
Ruben Montini, Le Paure Condivise, installation view, 2020, virtual exhibition
Ruben Montini, Le Paure Condivise, installation view, 2020, virtual exhibition
Ruben Montini, Le Paure Condivise, installation view, 2020, virtual exhibition
Ruben Montini, No one would have been you, 2020. Sardinian brocade stitched on damask fabric, silk fringes; golden metallic threads, 150x230 cm
Ruben Montini, Cosa resta di noi, ricamo su Iuta, 2013, 80x45 cm
Ruben Montini, Da solo, come sempre, 2020, penna su carta, 40x50 cm
Ruben Montini, I don’t want to die I don’t want you to die I don’t want this love of ours to die, 2018. broccato sardo cucito su pluribal, 200x320cm
Ruben Montini, Niente, 2019. broccato sardo, cotone, seta, 90 x 70 cm
Ruben Montini, Please stay, inchiostro su carta, 2018, 22x30 cm
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Le Paure Condivise

Ruben Montini

Prometeo Gallery è lieta di annunciare “Le Paure Condivise“ la prima mostra, totalmente in versione digitale, dell'artista Ruben Montini (Oristano , 1986). "Le Paure Condivise" è la prima mostra in realtà virtuale curata e promossa da Prometeo Gallery. Questa esperienza digitale invita ciascuno di noi a riflettere sul tema dell'isolamento e dell'isolamento forzato come unica via di sopravvivenza.

La mostra sarà visitabile dal 2 Aprile al 11 Aprile cliccando sul seguente link: Le Paure Condivise 

 

 

Nessuno può più raggiungermi

Se dovessi morire ora, morirei da solo

Se dovessi stare male ora, solo degli sconosciuti potrebbero soccorrermi

 

Questo periodo di lockdown non è semplice da gestire. 

Inizialmente sembrava che noi potessimo avere del tempo a nostra disposizione, che avremmo potuto impiegare nel fare cose che solitamente non riusciamo a realizzare; invece poi, di fatto, occupiamo la gran parte di questo periodo a leggere le news o a guardarle in TV, pensando ai nostri cari amici, alla nostra famiglia e alle persone con cui solitamente lavoriamo.. sperando che tutti loro, nessuno escluso, stiano bene e che sopravvivano alla pandemia. Inoltre, stiamo vivendo in un tempo che sembra essere sospeso, che non abbiamo idea di quando finirà, se finirà... e, a quel punto, come influenzerà il nostro modo di vivere, di relazionarci agli altri, come occuperemo e ci comporteremo negli spazi pubblici e così via. 

In questo periodo, mi sembra naturale passare il tempo a riflettere sul tema dell’isolamento e dell’isolamento forzato; isolamento come unica soluzione per poter sopravvivere, isolamento che - nei maggiori dei casi - significa solitudine. Non perché lo abbiamo deciso noi, non perché qualcun altro ci rifiuta... ma perché è l’unico modo che ci assicura di sopravvivere a tutto ciò. 

Manipolando i due hashtag  principali in uso in Italia oggi #iorestoacasa e #andràtuttobene ho realizzato due disegni che enfatizzano la solitudine che questi comportano, un qualcosa che non è nuovo per una persona come me che vive da solo da tanto tempo e in generale per noi artisti, una categoria di persone che vive immersa nella solitudine sia durante il processo meditativo o di progettazione sia in quello più creativo, e per tutti quelli di noi che hanno deciso di spendere parte della propria esistenza in aree più defilate. Perciò, nel mio lavoro i due slogan diventano “io resto a casa da solo COME SEMPRE” e “andrà tutto bene DA SOLO”, sottolineando la necessità di dovercela fare, ancora una volta, come sempre, da soli.