Driant Zeneli, Maybe the cosmos is not so extraordinary, 2019. Two-channel video installation, FullHD, color, sound, 10 min 19 sec each. Video still
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Maybe the Cosmos is not so Extraordinary

Driant Zeneli

Padiglione Albania 2019 58° Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia Curatrice Alicia Knock Commissario Ministry of Culture of the Republic of Albania Arsenale - Artiglierie, Venezia

Maybe the cosmos is not so extraordinary (2019), è un’installazione che combina video e scultura, risultante da un progetto multidisciplinare intitolato Beneath a surface there is just another surface, iniziato nel 2015 al Metalurgjik, un complesso industriale distopico, ad Elbasan, Albania. L’opera, e il titolo, derivano dal racconto di fantascienza Sulla via per l’Epsilon Eridani (1983) dello scrittore e fisico albanese Arion Hysenbegas.

L’installazione presenta un film a due canali ambientato nelle miniere di Bulqize, una città a Nord-Est del paese, dove, dal 1918, viene estratto il minerale del cromo. Questo rappresenta una risorsa chiave per lo sviluppo industriale dell’Albania ed è alla radice di conflitti economici e politici nel Sud del mondo. Il film mette in scena la scoperta, da parte di un gruppo di adolescenti di Bulqize, di una capsula cosmica che segue il percorso del cromo: dall’estrazione e lavorazione all’interno della fabbrica fino alla sua esportazione e utilizzo a livello globale. Questo viaggio spaziale «geopolitico», tuttavia, trasforma questo luogo industriale ambiguo e drammatico in uno spazio ambivalente di collasso e decollo. Un drone accompagna i personaggi durante tutto il tragitto, mentre l'eco incrociata delle voci di Bujar e Flora, i due protagonisti del capitolo precedente della trilogia, risuonano dall'alto. Citando il racconto scientifico e letterario di Hysenbegas, instillano un ritmo parallelo nella narrazione filmica.

Tramite un duplice racconto, una coreografia precisa d’immagine e suono, la fabbrica non solo appare come un sito industriale o un centro geopolitico, ma anche come una forza visualmente performativa. L’estrazione del cromo diventa un’immagine scultorea ipnotica e l’intero stabilimento si traduce così in una luce intensa e un’installazione filmica sonora ‘‘parallela’’, inserita organicamente nelle pareti dell’Arsenale. In questo ambiente produttivo e immersivo, Driant Zeneli intende creare una tensione tra una realtà oppressiva nascosta e uno spazio utopico di possibilità e liberazione.

Maybe the cosmos is not so extraordinary prova a rivelare la possibilità dell’ordinario in maniera tangibile, anche nei suoi aspetti più bui, per ampliare la nostra esistenza.

 

Driant Zeneli (1983, Scutari, Albania), vive e lavora tra Tirana e Milano. Nel 2008 ha vinto l’Onufri International Contemporary Art Prize, Tirana; nel 2009 il Young European Artist Award Trieste Contemporanea. Nel 2017 il MOROSO Prize, Italia. È stato il direttore artistico della Biennale di Mediterranea 18, la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo che ha avuto luogo nel 2017 tra Tirana e Durres. È co-fondatore di Harabel Contemporary Art Platform, Tirana. Ha esposto a: GAMeC, Bergamo, (2019); Passerelle, Centre d’Art Contemporain, Brest, (2018); Mostyn Gallery, Wales, UK (2017); MuCEM, Marsiglia, (2016); Academie de France, Villa Medici, Roma (2016); Centre Pompidou, Parigi (2016); MSFAU Tophane-i Aime, Istanbul, (2016); Prometeogallery di Ida Pisani, Milano (2018; 2015; 2010); IV Bienal del Fin del Mundo, Cile (2015); Viafarini, Milano (2014); GAM, Galleria d’Arte Moderna di Torino (2013); White House Biennial, Atene (2013); KCCC, Klaipeda, Lituania (2013); ZKM, Karlsruhe (2012); MUSAC, Castilla León, Spagna, (2012); TICA, Tirana (2012); Prague Biennale 5, Praga (2011); 98 weeks Project Space, Beirut (2011); Trongate 103, Glasgow (2011); Galleria Nazionale del Kosovo, Pristina (2010); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2009); Galleriea Nazionale di Tirana (2008).

Catalogo, Alicia Knock (ed.), Driant Zeneli. Maybe the cosmos is not so extraordinary, Mousse publishing, 2019, inglese/albanese. Con il contributo di più di trenta artisti, scienziati, scrittori e curatori.