Ivan Moudov, Performing Time, 2012. Video still
Ivan Moudov, Right hand, middle finger, 2012
Ivan Moudov, Glory Hole, 2012
Ivan Moudov, Fresh Window, 2012
Ivan Moudov, 0GMS cabinet 1, 2011
Ivan Moudov, Video still from Kalin Serapionov. Unmaking Dan, 2010.
Ivan Moudov, Back and Forward, 2008
Ivan Moudov, Wine for openings, 2007. Venice Biennale
Ivan Moudov, Already Made 4 (Timm Ulrichs), 2007
Ivan Moudov, 14'13'' Minutes Priority, 2005. Video still
Ivan Moudov, Fragments box 5, 2002-2010
Ivan Moudov, Traffic Control, Graz, 2001
Ivan Moudov, The 2000 Syndrome, 1998
Ivan Moudov, Still Life, 2000
Ivan Moudov, One Hour Priority, Sofia 2000. Video still
Previous Next

Ivan Moudov

Ivan Moudov vive e lavora a Sofia, in Bulgaria, dove è nato nel 1975. Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte, si laurea nel 2002 all’Accademia Nazionale delle Arti di Sofia con un master in arte e pittura murale. Lavora prevalentemente utilizzando strumenti espressivi quali il video, la fotografia, l’installazione e la performance.

Ben presto il mondo che lo circonda diventa per Moudov base di riflessione e pratica artistica. Appartiene alla generazione di artisti che senza compromessi prendono posizione per lo sviluppo di un’arte a tendenza postconcettuale, infatti ogni lavoro creato dall’artista mostra oggetti o situazioni il cui valore simbolico o metaforico è accentuato al più ampio grado possibile. Il percorso creativo dell’artista bulgaro, tante volte è riconosciuto soprattutto per le sue azioni artistiche “illegali” che affrontano (spesso con una buona dose di humour ed ironia) questioni controverse relative a potere e controllo sociale, appropriazione ed autorità di un’opera d’arte.

Da citare sono una serie di performance intitolata “Traffic Control ”,(realizzate a Graz nel 2001 a Cetinje nel 2002 e a Salonicco nel 2003) dove l’artista vestito da poliziotto bulgaro regola il traffico investigando sulle reazioni dei guidatori. La documentazione comprende anche due video di sabotaggio civile in cui Moudov, utilizzando il sistema delle precedenze in una rotonda, crea situazioni a limite e analizza le differenti reazioni a seconda del contesto culturale. (One Hour Priority, Sofia 2000; 14:13 Minutes Priority, Wiemar 2005). Come Moudov afferma, le sue performance “sono un modo di intervenire nella legge e nei regolamenti senza infrangerli (…) è una questione di sottile differenza fra legalità e illegalità delle azioni”.

Inoltre due opere di Moudov ci fanno riflettere criticamente sull’istituzione museale. La prima è la “Fragments Box” dove nel corso di un anno e mezzo (dal 2002), l’artista ha collezionato e catalogato frammenti sottratti a diverse opere d’arte appartenenti a diverse istituzioni, Musei e Gallerie d’Europa. Ogni frammento raccolto è stato accuratamente depositato in una valigia che immediatamente evoca la celeberrima Boîte-en-valise di Marcel Duchamp o simile anche alle scatole di Robert Filliou. Questi pezzi nella valigia, diventano la collezione personale di viaggio dell’artista o personalissima “Arca di Noè”. Tolti dal luogo originario la loro forma/significato cambia. Moudov con questo progetto segue le investigazioni nella linea della “critica istituzionale”, la condizione museologica della rappresentazione, il senso del collezionare e i giochi simbolici del potere. Un secondo lavoro dell’artista che segue questa linea ed ha suscitato grande clamore è l’annuncio dell’apertura di un inesistente Museo d’Arte Contemporanea attraverso un’imponente campagna pubblicitaria, dove è riuscito a coinvolgere circa trecento persone per l’inaugurazione e a far pubblicare numerosi articoli sull’argomento, richiamando così l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto che a tutt’oggi in Bulgaria non esiste un Museo destinato ad ospitare opere di artisti contemporanei.

Moudov nelle sue opere non solo propone un’alternativa alla libera circolazione dell’arte, che diventa così itinerante, ma muove fra le righe una critica pungente e poetica nei confronti di quelle istituzioni, e di quei collezionisti, che hanno dato vita a un sistema dell’arte chiuso -troppo, per le nuove generazioni- e volto a promuovere solo un certo tipo di arte. Quell’arte strettamente legata alle rigide leggi del mercato. Che costa e fa parlare, certo; ma che resta sostanzialmente chiusa alla molteplicità dei fruitori. Facendosi beffa di questo concetto, esegue una performance dal titolo vagamente ironico: “Romanian Trick”. Separa la parte esterna di una moneta da un euro da quella interna gettandola moltissime volte per terra. Qui l’acume artistico è alla portata di tutti e quindi niente di nuovo. Ma c’è un sottile riferimento fra il ripetersi monotono dei gesti sincopati dell’artista e le già viste azioni di carattere post-concettuale dell’ultimo decennio. Inoltre nell’intervento di Moudov viene a manifestarsi la volontà di prescindere dal solito tran-tran che regola i contratti fra autori, gallerie e musei a favore del più rassicurante (visto il periodo di crisi) baratto.