QATEES

Hiwa K

12 novembre – 23 dicembre 2009 Opening: giovedì 12 novembre 2009, ore 19.00 Prometeogallery di Ida Pisani via Ventura 3, Milano

A cura di Denis Isaia

Prometeogallery di Ida Pisani è lieta di presentare la prima personale italiana di Hiwa K, artista curdo iracheno residente in Germania. Negli ultimi anni la sua ricerca ha ricevuto le attenzioni di alcuni curatori internazionali. Selezionato per la sesta e incompiuta edizione di Manifesta, ha successivamente partecipato alla mostra “The Rest of Now”, curata per Manifesta 7 dai Raqs Media Collective. Nel 2007 una delle performance che l’ha reso noto, “Cooking with Mama”, ha partecipato al progetto United Nations Plaza a Berlino. Nel 2009 il suo video “Moon Calendar / Iraq” è stato esposto nella mostra “All That is Solid Melts into Air” curata da Bart de Baere per il MuHKA, ed è stato selezionato per il progetto della Serpentine Gallery “Edgware Road. The Centre of Possible Studies”. La sua presenza a Londra continuerà anche nel 2010 con “The Estrangement Project” presso The Showroom. Dal 2005 collabora con Aneta Szylak, direttrice del Wyspa Institute of Art.

Hiwa K a Milano presenta “Qatees”, parte di “Muntadar”, un progetto diviso in quattro episodi che si articola sulle memorie di altrettante persone irachene: quattro storie quasi ordinarie che ripercorrono il passato e il presente dell’Iraq, fra politica, interessi internazionali e vita quotidiana.

“Qatees” sta per qualcosa che non può essere estratto o spinto. In questo caso rievoca la storia di Abas, disertore, riparatore elettrotecnico e costruttore di antenne. La latitanza di molti anni al tempo della guerra fra Iran e Iraq crea in Abas una doppia rottura con il reale. Nel primo caso, il reale è sostituito da quello intercettato con delle antenne precarie e mimetiche che Abas produce e attiva nei sotterranei in cui si nasconde. Nel secondo caso, durante il coprifuoco, quando si rifugia nella soffitta buia del suo negozio, il reale si ferma e attraverso un precario tentativo di proiezione Abas attiva un altro tempo, quello del cinema. “Qatees” parla di questa interferenza che si costruisce fra due poli: politica, desiderio, ingegno amatoriale, potere generativo dell’immagine e poesia da un lato e la volontà di raccontarne la storia da parte dell’artista dall’altro. La scena del racconto è Tandjaro, un deposito a cielo aperto di rottami. Fra quei pezzi di ferro, la memoria di Abas e il tentativo dell’artista di recuperarne il filo e le sensazioni storiche, si crea la traccia per il progetto espositivo.
L’allestimento proposto per prometeogallery vive la stessa precarietà della ricerca disturbata di quella traccia. Si riproduce così uno stato scarsamente formalizzato di sospensione fra differenti strati di realtà che costituiscono i differenti livelli temporali e geografici del progetto, sottolineati anche dalla performance musicale della giornata di apertura. Ciò che viene evocato è un tempo di mezzo che si muove sulle onde (dell’etere o della memoria). L’effetto per il pubblico è quello di trovarsi in un progetto in cui gli oggetti tralasciano il confronto con la galleria e letteralmente si appoggiano ad essa. Come se fosse nulla.

Cameraman: San Saravant
Photography: Diary Muhamed